Oggi proseguiamo il nostro viaggio On The Road nella Thailandia settentrionale: abbandoniamo Lampang e ci dirigiamo a sud-est alla volta di Mae Sot, che non merita più di una breve passeggiata e una sosta al tempio birmano di Wat Maune Pai Son.

Da Mae Sot ci dirigiamo nuovamente a nord verso Mae Sariang… La strada si fa stretta e tortuosa, la foresta attorno si infittisce: è la strada rurale al confine con la Birmania, quella che ci porterà a Mae Sariang passando per uno dei capitoli più struggenti e tristemente autentici mai vissuti… Una di quelle esperienze che hanno il potere di farti cambiare il modo di concepire la vita: il Refugee Camp di Mae La.

Ovviamente nella preparazione del viaggio avevo letto di questo campo profughi birmani al confine con il Myanmar… Ma non mi sarei mai potuta immaginare quello che ci saremmo trovati davanti…

Mae La
Dettaglio del Refugee Camp di Mae La

IL CAMPO PROFUGHI DI MAE LA

Il campo profughi di Mae La non è segnalato… Lo si riconosce per via del numero incredibile di baracche in legno addossate le une alle altre, a perdita d’occhio, nella vallata ai piedi di un monte ed aggrappate al monte stesso, in un precario equilibrio… Li abbiamo contati: sono all’incirca 3 km di campo, in lunghezza, separati dalla strada con del filo spinato, che si interrompe solo nei 3/4 accessi piantonati da militari Thailandesi che controllano chi entra e chi esce ( per essere precisi: chi può entrare e chi può uscire).

Mae La

I curiosi non sono ben visti: mentre dalla strada, al di fuori del filo spinato, facevamo foto e video per documentare quanto avevamo di fronte, sono venuti due militari a controllarci, ci hanno fatto gentilmente capire che era il caso che riprendessimo la nostra marcia, e anche in fretta!

LA STORIA DEL CAMPO

Questo campo è nato nel 1984 ed è il più grande campo profughi birmani, ospita attorno alle 40 mila persone, per lo più di etnia Karen… A partire dagli anni ’80 a causa degli scontri tra le minoranze etniche e la dittatura militare birmana, migliaia di birmani in fuga hanno attraversato illegalmente il confine e si sono “stabiliti” in Thailandia, nel campo profughi di Mae La o negli altri campi vicini, più piccoli.

Mae La

Questi sfollati non hanno alcuna prospettiva: non possono lavorare regolarmente in quanto privi di visto e cittadinanza, non possono neanche varcare liberamente i confini del campo, tanto meno possono tornare nel loro Paese di origine dove, nonostante le lievi distensioni dovute all’insediamento del nuovo governo, democraticamente eletto nel 2015, della Leader e premio Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, sarebbero probabilmente ancora perseguitati e uccisi… in Thailandia non hanno diritti, ma almeno hanno salva la vita.

Ho letto che molti escono clandestinamente dal campo profughi (ne ho visti io stessa alcuni) per andare a lavorare, tornando addirittura al campo solo nel fine settimana… Del resto la città di Mae Sot è distante, soprattutto se il tragitto viene percorso a piedi.

I SORRISI DEL CAMPO PROFUGHI DI MAE LA

Al di lá del filo spinato, all’interno del campo, le condizioni di vita appaiono davvero precarie (anche se va detto che non sono dissimili da quelle delle comunità rurali Thai, che vi mostreremo nei prossimi post): terra malamente battuta per le viuzze tortuose, che si dipanano tra le baracche in bambù, fonti comuni all’aperto per lavarsi, un fiumiciattolo in cui fare il bucato…

Mae La

Mae La

Abbiamo visto tanti bambini scorrazzare allegri… Venivano a salutarci aggrappandosi al filo spinato scuotendo le manine e regalandoci meravigliosi sorrisi, fuggendo via veloci con le barrette al cacao che gli passavamo attraverso il filo spinato, come se fossero lingotti d’oro da nascondere agli occhi altrui.
Non ho mai visto un bambino così felice per delle “semplici” barrette al cacao!… E’ scontato, lo so, ma i nostri figli sono davvero fortunati!

Mae La

Davanti a tutto questo mi sono fermata, ho pianto e mi sono chiesta: come è possibile far crescere dei bambini dietro ad un filo spinato?

…. Vi lascio ad una serie di foto, scattate con il cuore in gola e gli occhi pieni di lacrime, davanti al Campo Profughi di Mae La…

Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo: le immagini riescono a comunicare più di tanti giri di parole ben assestati!

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

Mae La

…. Si tratta sicuramente del Post a cui tengo di più rispetto ad ogni altro scritto fino ad ora, ma vi prometto che nei prossimi tornerò a quella “leggerezza” che più si confà ad un blog di viaggi!!

Author

Nella vita lavoro in un istituto di credito ma la mia vera passione è viaggiare. Soffro di mal d'Asia, amo la parte orientale del mondo e sono una visitatrice compulsiva di Chiese. Qui racconto le emozioni dei miei viaggi, quelle che mi fanno sorridere ogni giorno.

1 Comment

  1. No Giorgia, hai fatto benissimo a rendere nota una realtà così terribile. Tutti noi come blogger indipendenti, e cittadini di questo mondo, abbiamo il dovere di dare informazioni sui nostri viaggi che vanno oltre il solito carattere ludico.
    Perché viaggiare è anche questo, ossia riportare la vita e le conseguenze dei momenti storici peggiori.
    Ho pianto nel leggere una parte di storia che mi mancava e nel guardare le tue immagini. Un post bellissimo nel suo essere tremendo, e necessario anche per persone come me, che non conoscevano questa tragedia.
    Claudia B.

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