Oggi vi raccontiamo di un’altra tappa ricca di suggestioni del nostro giro alla scoperta della Thailandia del Nord: lasciamo Mae La con gli occhi ancora gonfi di lacrime e proseguiamo a nord fino a Mae Hong Son, bellissima cittadina immersa nella natura sorta nella prima metà dell’ ‘800 come campo per gli elefanti.

VERSO LE CAMPAGNE 

Oggi non vi racconterò di questa fiorente cittadina Thailandese e delle sue meraviglie architettoniche e naturalistiche, ma vi condurrò alla scoperta dei vicini villaggi rurali e delle comunità che li abitano… queste escursioni non possono essere fatte autonomamente: è necessario essere accompagnati da Guide locali che vi permetteranno di comprendere a fondo gli usi di queste “tribù” e di apprezzarne la gioiosa semplicità.
(Consiglio per i viaggiatori: escursioni di questo genere, in villaggi simili, sono possibili anche a Chiang Mai  e Chiang Rai… tuttavia a Mae Hong Son questi villaggi rurali sono ancora genuini e poco sviluppati turisticamente (per lo meno alcuni di essi)… purtroppo la stessa cosa non vale per quelli vicini alle località maggiori).

Usciamo dalla cittadina di Mae Hong Son con la nostra Guida locale, dopo parecchi chilometri abbandoniamo la strada principale e imbocchiamo una Rural Road: strada secondaria, stretta e ripida che si inerpica su per un monte. Avete presente le nuvole basse? quelle che ti sembra di arrivare a toccarle solo salendo un pelino più in alto?… ci siamo passati in mezzo e sono andate a coprire la strada e la vallata sotto di noi… poi dal nulla, dietro ad una curva, sono comparsi i campi coltivati, arrampicati sulla montagna. Siamo quasi arrivati al primo villaggio, a 1200 metri di altitudine (avevo freddo con la felpa addosso!) abitato dall’etnia Hmong.

LA VITA DEGLI HMONG

Si tratta di un villaggio sviluppatosi negli ultimi 60 anni, composto da un’etnia di origine cinese…. gente molto chiusa, gran lavoratori, consumano praticamente solo quello che producono e vendono nei mercati cittadini il surplus. Tra loro non usano moneta ma barattano i beni… la moneta, i Bath, la usano solo per comprare quelle poche cose che non riescono a produrre. Il villaggio, formato da casupole in legno, è abitato da circa 500 persone (alle origini, 60 anni fa, era composto da un centinaio soltanto)…

Veniamo portati a vedere le scuole: un container situato in cima alla collina su cui si è sviluppato il villaggio. La nostra Guida ci spiega che qui studiano i bambini dai 6 ai 16 anni… hanno anche un’aula computer!! L’università invece non è all’interno del villaggio: la più vicina è a Mae Hong Son, a 40 minuti di macchina, ma è davvero raro che ragazzi di queste comunità vadano all’università.

I bambini più piccoli li troviamo più a valle, in un’altra struttura… un pò sul genere dei nostri asili! Questi più piccoli sono bambini entusiasti ed espansivi, ci vengono incontro facendoci mille gesti e ci salutano da non troppo vicino!

Scendiamo fino al cuore del villaggio, ovviamente l’asfalto l’abbiamo lasciato alle nostre spalle… ha piovuto nei giorni precedenti, quindi il fango la fa da padrone. Le strade sono praticamente deserte. Troviamo solo qualche donna seduta fuori casa con bambini piccoli: gli uomini per lo più sono a lavorare nei campi o a pascolare gli animali… a proposito di animali: le galline sono ovunque per le strade e vicino a molte case troviamo piccoli recinti in legno con dentro grossi maiali scuri!

LE CASE DEGLI HMONG

Una famiglia ci permette di entrare in casa… la nostra Guida li conosce, sicuramente si erano accordati per permettere ai turisti di conoscere da vicino le usanze locali in cambio di qualche Bath! La casupola, in legno, poggia direttamente sul terreno, si tratta di una cosa non scontata in Thailandia dove molte case hanno la struttura di palafitte… ma siamo a 1200 metri di altitudine e costruire case radenti il suolo permette di conservare meglio il calore!

La casa è formata da un unico vano, senza pavimento… le camere da letto sono due stanzine separate rispetto all’unico vano centrale da tronchi di bamboo…. vestiti stesi ad asciugare da un lato, vicino alla legna che arde, sacchi con erbe mediche dall’altro. L’assenza del pavimento mi sconvolge davvero… l’acqua viene presa da una piccola botte in plastica poggiata in terra. Ci offrono il pranzo su un tavolino posto al centro della casa: funghi, l’immancabile riso e bamboo… insomma quello che la stagione permette di raccogliere…

LA FAMIGLIA, FULCRO DELLA VITA 

Il nostro accompagnatore ci spiega che la famiglia è il fulcro, l’unità essenziale, nelle comunità Hmong; quando un figlio si sposa, la moglie va a vivere con lui e con la sua famiglia di origine, dove cresceranno anche i loro figli… la famiglia che ci ospita è formata dai genitori “anziani”, il figlio maschio sua moglie e il loro bimbo di pochi anni… vivono tutti insieme in questa casetta di pochi metri!… insomma in Italia facciamo di tutto per diventare indipendenti e staccarci dalla famiglia di origine, mentre qui è l’opposto!

Prima di abbandonare il villaggio Hmong, veniamo fermati da un’anziana signora (anche se dare un’età a queste persone è praticamente impossibile!), vestita in abiti tradizionali, che vuole venderci le borsine che sta cucendo a mano….come si può resistere??

... approfittiamo di questa simpatica signora, felice di avere venduto le sue borsine, per fare i “turisti medi” e scattarci una foto insieme a lei! E con l’immagine dei nostri occhi pieni di gioia, vi saluto e vi do appuntamento al prossimo Post…. e alla scoperta di un altro Rural Village!

Author

Nella vita lavoro in un istituto di credito ma la mia vera passione è viaggiare. Soffro di mal d'Asia, amo la parte orientale del mondo e sono una visitatrice compulsiva di Chiese. Qui racconto le emozioni dei miei viaggi, quelle che mi fanno sorridere ogni giorno.

3 Comments

  1. Racconto e foto splendide..
    Un esperienza che ho già fatto in altri paesi.. e che ti lascia e ti ruba sempre qualcosa..
    Giorgia, sarebbe possibile avere qualche info pratica x organizzare qualcosa di simile?
    Parto per Chang Rai ad inizio Febbraio col mio zaino e la macchina fotografica..
    Non vorrei incappare nei soliti “tourist trap”, ma fare un bella esperienza, la più vera possibile..
    Gianluca

  2. Anche io ho visitato uno di questi villaggi. Sembrerà scontato, ma ciò che mi colpì maggiormente furono proprio i sorrisi e l’allegria dei bambini, nonostante le condizioni in cui vivono. <3

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