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Che Bologna sia da sempre una città dalle forti connotazioni antifasciste e liberali è noto a chi ne conosce la storia recente. Negli anni ’60 e ’70 ha ospitato le maggiori espressioni rivoluzionarie attuate dai movimenti studenteschi, capitanati dagli universitari delle facoltà più attive sotto il segno dell’antipolitica: la Facoltà di Filosofia, quella di Lettere ed il DAMS.

La zona di Bologna dove ancora oggi si respira l’aria dei moti studenteschi di quegli anni è la zona di via del Pratello.
Non particolarmente celebrata dalla maggior parte della popolazione bolognese, che ancora ricorda il degrado che colpì la città dagli anni ’90 in poi. Esso portò il Pratello a diventare luogo di riunione di persone di bassa estrazione sociale, spesso barboni senza lavoro, spacciatori ed ubriachi frequentatori delle tante osterie che spuntano tra gli archi dei bassi portici.
Per questo difficilmente vi verrà indicata come meta turistica o di interesse.

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©multimedia.quotidiano.net

Il Pratello per la verità non ha mai goduto di gloriosa fama, già a partire da fine ‘800. Venne tagliata fuori dalle mura della città e diventò residenza della maggior parte delle prostitute e dei cercatori di fortuna. Questi ultimi cercavano di mantenersi attraverso lavori inventati e spesso assurdi: venditori di ghiaccio e di carbone, oltre che rigattieri e svuota-cantine.
Qui nacque anche la figura del recupera-cartoni usati, un uomo che ripiegava contenitori in ondulato per rivenderli, chiamandoli con il termine che ancora oggi viene quotidianamente usato da noi bolognesi per individuare il pattume: rusco.
Avete mai sentito questa parola?

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   Foto storica del Pratello, non dissimile a come la conosciamo oggi ©bellodigiorno.it

Ma è dagli anni 60 alla fine degli ani 80 che la zona vive il suo periodo di massima levatura sociale, con i gruppi studenteschi, rigorosamente antifascisti ed alternativi, che si riuniscono negli scantinati per parlare di politica e dei moti rivoluzionari.
Erano costantemente tenuti d’occhio dalla polizia locale per timore di affiliazione con i ben più famigerati gruppi armati di quel periodo, come le Brigate Rosse. 

Proprio qui, in una soffitta dei bassi palazzi che si ergono, quasi toccandosi, ai lati delle vie, venne fondata la prima radio libera bolognese, Radio Alice.
La prima a trasmettere senza bisogno di un palinsesto ma utilizzando “a braccio” le telefonate degli ascoltatori, i commenti degli ospiti, spesso rilevanti politicamente e culturalmente, e la ripresa acustica di concerti autonomi giovanili.
Una piccola emittente che ha cambiato il modo di fare radio in Italia e che ha permesso a tanti altri giovani di buttarsi nell’apertura di nuove radio libere, svincolate dalle imposizioni esistenti. Se avete visto il film Radiofreccia di Luciano Ligabue, capirete di cosa sto parlando. 

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           Speciale dedicato a Radio Alice da Rai Storia  ©avanti01.eu

Oggi il Pratello si è levato di dosso il mantello di sporcizia e degrado che lo caratterizzava e ha riscoperto la sua anima trendy. Gli studenti moderni non sono più gli alternativi del passato ma si fanno chiamare hipster e si aggregano nei tanti locali resistiti al passare del tempo e nelle nuove moderne osterie.
Sono ragazzi interessati alla letteratura, all’arte, alla propaganda culturale anti consumista. Sono i nuovi borghesi e rifiutano le imposizioni di genere provando a vivere controcorrente.

Addirittura il Times inglese ha definito i frequentatori del Pratello come moderni bohemienne dalle molte affinità con gli hipster londinesi.

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Una delle più famose osterie del Pratello ©bolonauno.blogspot.it

Passando una serata al Pratello riconoscerete l’aria anticonformista di un tempo. Vi potrebbe capitare di scambiare parole con uomini in camicia a quadri che parlano per metafore filosofiche o con vecchi abitanti del quartiere che vi racconteranno della prima Cineteca cittadina (L’Angelo Azzurro) e dei comici bolognesi che si esibivano al Centro Culturale Cesare Pavese.
Potreste quasi udire in lontananza le voci di qualche speaker radiofonico del tempo, impegnato in qualche monologo filo-socialista. 

           

 

 

 

Comunque la viviate, sappiate che questo quartiere rispecchia l’anima più profonda di Bologna. La città che celebra senza sosta la liberazione partigiana e che non dimentica il fronte di guerra, luogo di massacri, proprio sulle sue colline.

Ogni anno si celebra così il giorno della Liberazione, con la festa Pratello R’esiste: musica, mercatini e tavolini in legno dove sorseggiare un bicchiere di buon lambrùsc

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[N.d.R. Non siamo solite utilizzare foto non fatte da noi, ma per questo articolo non avevamo la possibilità di scattare per problemi logistici e abbiamo preferito usare foto di repertorio. I copyright li trovate sotto alle foto o nella descrizione.]

Author

Ho studiato legge ma ho preferito seguire la mia creatività lavorando nella grafica pubblicitaria. Sono gattara da tutta la vita e amo il mare in tutte le sue forme. Dopotutto sono un segno d'acqua e da sempre combatto tra il desiderio di scoprire il mondo e il bisogno di stabilità. Mete preferite? Gli Stati Uniti e il Nord Europa. Rigorosamente on the road.

5 Comments

  1. Questa è la Bologna che cercavo, quella che nel mio immaginario è anche un po’ “losca”, quella che conosci solo se ci abiti. la prossima volta un giro al Pratello non me lo leva nessuno! Grazie ragazze di far conoscere qualcosa in più su questa ricca città, e di cui in giro non c’è neanche mezza guida decente!!!

    • Grazie Valentina! Si hai ragione, di Bologna si conoscono solo le torri e i tortellini… ma Bologna è anche altro, è storia moderna anche sofferta. Non oseremmo mai elevarci a guida della città ma speriamo di farvela conoscere anche nei suoi aspetti più nascosti.
      Un abbraccio!

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