Considerato uno dei monumenti più importanti dell’architettura mondiale, la Mezquita di Cordova è un insieme d’arte islamica (modificata nel tempo dai vari califfi che governarono sulla città) ed elementi caratteristici della cultura religiosa cristiana, che oggi ne utilizza lo spazio trasformando il luogo nella Cattedrale maggiore della città.

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Quello che colpisce maggiormente è proprio la mescolanza tra elementi indiscutibilmente islamici con croci ed altari cattolici.
Il susseguirsi di colonne, che si possono immaginare circondate da fedeli perfettamente allineati verso la Mecca per la preghiera del venerdì, opposte alle altissime cupole della bianca Cattedrale. Ma anche il dorato arco del Mihrab verso il quale tutti gli sguardi sono attratti ed il ligneo coro intagliato finemente e sovrastato dai grandiosi organi della parte cattolica.

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Giochi di colore dati dai mosaici delle vetrate.

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LA STORIA DIETRO LA MEZQUITA

Un mix di influenze che è alla base della cultura dell’Andalusia. Paese dapprima dominato dal Califfato arabo-islamico ed in seguito ubbidiente ad una delle massime espressioni dell’estremo cattolicesimo europeo, supportato dal pesante strumento dell’Inquisizione.
Da ricordare che quest’ultima fu la risultante della politica per la conversione di musulmani ed ebrei e che, come per le anime dei miscredenti, anche i luoghi di culto vennero modificati e ingranditi al fine di ospitare le maestose costruzioni volute dai Re cattolici.
Da tutto questo è derivata la commistione di stili ed elementi che possiamo ammirare nella Mezquita di Cordova.

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Commistione di stili, tra colonne policrome dell’era musulmana e iconografie cristiane.

IL SIGNIFICATO DI MEZQUITA

Innanzitutto Mezquita significa letteralmente “luogo dove prostrarsi“, originario della casa del Profeta Maometto ed indicante il luogo dove egli era solito riunirsi con altri credenti per la preghiera del venerdì.

Secondo i testi sacri si trattava di un semplice cortile a cielo aperto, delimitato dai mura esterne oltre a quelle della casa. Da qui deriverebbe la costruzione del Patio de los Naranjos (Cortile degli Aranci), luogo risalente alla primissima forma della Moschea, voluta da Abderraman I intorno al 785.

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LA STRUTTURA DELLA MEZQUITA

SALA PRINCIPALE

La parte interna (detta Sala di Preghiera) contava undici navate, a loro volta composte da dodici arcate, al quale si accedeva direttamente da una grande porta, poi murata per volere del vescovo cattolico che si occupò della ristrutturazione quasi 500 anni dopo.

“I pilastri affermano la propria verticalità sui capitelli come rami che salgano verso l’alto in cerca della luce.
I cunei bianchi e rossi accentuano la sensazione che lo spazio si ripeta e si espanda verso il limite sempre irraggiungibile della lontananza orizzontale”

A.Munoz Molina

Ampliamento voluto da Al-hakam con colonne e capitelli fabbricati e non più di recupero e soffitti in legno policromo.
Ampliamento voluto da Al-hakam con colonne e capitelli fabbricati e non più di recupero e soffitti in legno policromo.
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Bicromia per gli archi a ferro di cavallo composti da “ladrillos rojos e piedra caliza”

Difficile risulta descrivere la maestosità delle colonne progettate da uno sconosciuto architetto e realizzate con materiale di riporto di vecchi monumenti romani e visigoti.
Uno spazio che sembra dilatarsi in ogni direzione e colonne che sembrano sostenere appena gli archi parallelamente costruiti per creare un effetto di infinito senza dimensioni.
Si crede che l’influenza arrivi dall’acquedotto romano di Los Milagros di Merida mentre i capitelli derivano sicuramente da vari recuperi e se ne contano di sei tipologie diverse sparsi per il colonnato. La struttura definitiva risulta slanciata e trasparente, quasi come se mancassero degli elementi architettonici, mai fino a quel momento vista simile in altre parti nel mondo.

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Effetto notturno nelle navate
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Archi policromi

I PRIMI AMPLIAMENTI

I due successori omonimi di Abderraman ampliarono, per necessità di spazio data dall’aumento della popolazione, di due porzioni la sala di preghiera e costruirono il Minareto di 48 metri che oggi possiamo ammirare in versione originale solo per i primi 22 metri, in quanto la torre è stata rivestita con rifacimenti successivi.

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Patio de los Naranjos con vista sul Minareto

IL MAGGIOR AMPLIAMENTO

Il massimo ampliamento della fase musulmana risale però al regno di Al-Hakam II che, già il giorno dopo l’ascesa al trono, ordinò immediatamente l’ampliamento della Moschea.
Molto facile individuare la delimitazione della nuova parte grazie alle arcate dette polilobate che, nonostante l’effettiva solidità, fanno apparire i sostegni traforati e dunque leggeri ed ariosi.

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Veduta della Maqsura e del Mihrab.
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Esaltazione dei luoghi sacri data dagli archi polilobati che fanno effetto cornice.

IL MIHRAB: IL GIOIELLO DELLA MEZQUITA

Altra importante aggiunta fu il Mihrab, punto di riferimento per la preghiera, in quanto corrispondente con l’orientamento verso la Mecca.
Se in passato questo luogo era stato rappresentato come semplice fenditura o elemento referenziale, il califfo volle per Cordova una vera e propria nicchia ad otto lati, delimitata da archi riccamente decorati a rappresentare la porta dell’aldilà verso i quale ascendessero le preghiere. Essa termina in una cupola a conchiglia, simbolo di vita, con lucernari aperti per il passaggio della luce.

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Prima rappresentazione del Mihrab come nicchia con cupola semisferica a conchiglia. Vi si collocava nelle occasioni speciali il Corano copiato a mano dall’Oman.
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Porta simbolica verso l’aldilà, orientata verso la Mecca.
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Particolare del Mihrab dcorato con pezzi di vetro laminati d’oro.
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Particolare del Mihrab dcorato con pezzi di vetro laminati d’oro.

 

 

 

 

 

 

Questo luogo venne spostato in posizione centrale con l’ultimo ampliamento al lato est della Mezquita voluto da Almanzor, vicino all’anno 1000, che fece aggiungere solo 8 delle 11 campate previste nel progetto, a causa del fiume che scorreva vicino alla Moschea.

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Quarto ampliamento voluto da Almanzor nel 987

LA PARTE CRISTIANA

La cristianizzazione della moschea avvenne intorno al 1200 dopo la conquista della città da parte di Ferdinando III di Castiglia, grazie al permesso ottenuto dal vescovo Manrique, zio dell’imperatore Carlo V, di costruire la navata gotica all’interno dell’edificio.
Si dice che l’imperatore si sarebbe poi pentito della decisione presa, visitata la Mezquita durante il suo viaggio di nozze.

«Avete costruito qualcosa che si può vedere ovunque, distruggendo qualcosa che invece era unico al mondo»
Carlo V (come riportato da J.B. Alderete)

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Aggiunta voluta dal vescovo Manrique e cominciata nel 1523. I lavori continuarono per più di due secoli
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Navata laterale alla Capilla Mayor con volte herreriane.

La parte cristiana venne ultimata solo nel 1766, con una mescolanza obbligatoria di stili a seguire i gusti delle varie epoche. Passando dal gotico al rinascimentale per sfociare nel più ricco barocco, i segni del passaggio di stile sono visibili sopratutto nell’Altare Mayor.

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Retablo del maestro gesuita Matias, risalente al 1618. Marmi rossi e diaspro cordovano per incorniciare i dipinti di Palomino.
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Uno dei pulpiti di Verdiquier in mogano con i simboli dei quattro evangelisti.

Degno di nota il coro in legno di mogano cubano, riccamente intagliato a trattare temi biblici ed i due organi che svettano opposti ai lati delle sedute.

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Stalli del Coro, in mogano cubano. Opera di Duque Cornejo.
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Soglio episcopale con l’Ascensione del Signore tra gli apostoli incoronata dall’arcangelo Raffaele, patrono della città. Opera di Duque Cornejo.
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Grandioso organo sopra il coro.
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Grandioso organo sopra il coro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CAPPELLE E SAGRESTIA

In molte parti della precedente moschea sono state costruite cappelle cristiane dedicate a vari santi e martiri, mentre accanto alla Sagrestia si trova la sala del Tesoro con la Custodia di Arfe alta più di due metri e mezzo e pesante oltre 200 chili, tra oro e materiali preziosi lavorati in stile gotico.

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Volta della Sagrestia con pianta ottagonale. Opera di Hurtado Izquierdo.
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Custodia di Enrique Arfe, opera maestra di 2,63 metri per più di 200 chili.
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Particolare della custodia di Enrique Arfe

LE MURA ESTERNE

La parte esterna della Mezquita misura 130 x 180 metri e copre una superficie di oltre 23 mila mq.
Conta 12 porte di cui cinque, a ponente, sono le più antiche e prese a modello per la costruzione delle rimanenti.

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Porta esterna della Mezquita

IL MINARETO

Il minareto attuale è solo in parte corrispondente a quello costruito da Abderràman III: si dice fosse alto più di 47 metri con tre sfere alla sommità ed un doppio corpo per le campane (come per la Giralda sivigliana). A causa di terremoti e decadimenti oggi lo troviamo ricoperto da uno strato aggiunto successivamente che ne nasconde tutti i resti passati.

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Alberi d’arancio all’interno del Patio
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Patio de los Naranjos

 

La Mezquita è proprio al centro di Cordova, dalla parte antica del fiume e a due passi dall’Alcazar e dal quartiere della Juderìa. Bellissima zona dove passeggiare la sera e godere delle luci dorate che illuminano la torre del Minareto.


INFORMAZIONI UTILI:

L’ingresso costa 8 € a persona e l’entrata è permessa fino alle ore 18.00.

Non è obbligatorio prenotare in anticipo se la si vuole visitare singolarmente, consigliato invece se volete sfruttare le spiegazioni dettagliate di una guida.

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Ho studiato legge ma ho preferito seguire la mia creatività lavorando nella grafica pubblicitaria. Sono gattara da tutta la vita e amo il mare in tutte le sue forme. Dopotutto sono un segno d'acqua e da sempre combatto tra il desiderio di scoprire il mondo e il bisogno di stabilità. Mete preferite? Gli Stati Uniti e il Nord Europa. Rigorosamente on the road.

4 Comments

  1. La Mezquita è veramente straordinaria!!!!
    Purtroppo sono stata a Cordoba solo un giorno e arrivata lì…non lasciavano più entrare per le visite!!!!
    Sono rimasta tanto male e ora che ho letto il vostro articolo…ancora di più!!!
    Anche se ora è un po’ come essere stata lì, grazie alle foto bellissime e alla fantastica descrizione
    Un abbraccio alle due G
    Melina

    • Melina, ciao!!! Che bello sentirti! Tornata dal tuo viaggio in Norvegia? Hai postato delle foto pazzesche!!
      Grazie mille ed un abbraccione a te! 🙂

  2. Ma che belle foto! ^_^
    Io dell’Andalusia ho visitato soltanto Malaga, ma non mi sono sentita catapultata in quella tipica atmosfera da Mille e Una Notte…sai, quelle influenze arabe…
    Ed è per questo che tra i TravelDreams c’è un bel viaggio in quella zona: incrocio le dita! 😉
    Baci, raga!

    • Malaga è molto bella ma sicuramente è la meno “tipica” per quanto riguarda le influenze arabe!
      Ti consiglio Granada e Cordoba, sono le migliori per sentirsi delle moderne Sherazade! 🙂
      Baci a te!

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