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Saliamo in macchina e percorriamo a ritroso la ripida strada che ci ha condotto ai villaggi Hmong e Karen, dopo 40 minuti di strada in mezzo a vegetazione e alberi, ci fermiamo nei pressi di una spianata.

 

Di fronte a noi un fiume e una barchetta in legno che, vista l’assenza di un ponte di congiunzione, capiamo subito essere il mezzo di trasporto obbligato per raggiungere l’altra sponda…. Dall’altra parte, in mezzo a prati verdi pieni di farfalle bianche e gialle, il villaggio.

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IL KAYAH VILLAGE

Si tratta del Kayah Village, gli abitanti appartengono al gruppo dei Karen ma hanno tradizioni molto diverse rispetto alla tribù Karen appena lasciata. Siamo nel villaggio dei cosiddetti White Karen, dove vivono le “Donne Giraffa”: donne che, fin da bambine, indossano pesanti anelli di ottone attorno al collo, che ne deformano la struttura fisica, dando l’illusione di avere colli lunghissimi…

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Prima di analizzare e darvi il nostro parere sulla diatriba sorta attorno alle Donne Giraffa, vogliamo raccontarvi la nostra esperienza e cosa ci è stato spiegato su queste donne e sulla cultura di questa tribù.

LE DONNE GIRAFFA

Non tutte le donne hanno l’onore di diventare donne giraffa, incontriamo infatti molte ragazze e donne “normali” nel villaggio…. La nostra guida locale ci spiega che l’onore di diventare “donne giraffa” è riservato solo ad alcune che, in base al giorno di nascita, sono considerate speciali…. Si tratta delle bambine nate con la luna piena, a mezzanotte o di mercoledì.

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Il procedimento per allungare il collo inizia a 5 anni, quando vengono messi i primi anelli al collo delle bambine. A 10 anni è data loro la possibilità di scegliere: continuare ad aggiungere anelli, diventando così donne giraffa o interrompere il procedimento e liberarsi degli anelli, infatti solo dopo i 10 anni, questi pesanti anelli (si tratta proprio di spirali in metallo dorato) iniziano ad avere effetti sull’ossatura, facendo abbassare le spalle: il “collo lungo” non è altro che un effetto dovuto all’abbassamento delle spalle a causa delle pesanti spirali messe attorno al collo.

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Questa spirale dorata in una donna adulta arriva a pesare 5/6 chili…. Ho fatto fatica a sollevarne una con entrambe le mani, pensate averla attorno al collo!!

Dopo una certa età le donne giraffa acquisiscono il diritto di abbellire anche le gambe, indossando attorno ai polpacci anelli dorati simili a quelli che mettono al collo.

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I WHITE KAREN

Per i White Karen il collo lungo e gli anelli sono segno di benessere e bellezza… É difficile che una ragazza rinunci al privilegio di diventare una “long neck woman”. Trovo meravigliose ed affascinanti le culture distanti dalla mia, ma il dubbio che serpeggia attorno a questa cultura ed al mantenimento della tradizione di “allungare il collo” è che non conti tanto il prestigio legato alla tradizione, quanto l’opportunismo (…che brutta parola, ma non ne trovo altre…) nei confronti  dei turisti, dato da questo status.

LA VITA NEL VILLAGGIO

Nel villaggio da noi visitato vivono meno di 200 persone…. La nostra guida ci spiega che l’economia, anche in questo villaggio, è di sussistenza, anzi si tratta di una cultura più chiusa rispetto all’esterno di quella Hmong: i White Karen scambiano e vendono beni solo all’interno del villaggio…. Sicuramente non sono chiusi nei confronti dei turisti, che purtroppo sono i benvenuti nel villaggio, dico purtroppo perché la commercializzazione di cultura e tradizioni è un qualcosa che mi lascia sempre con l’amaro in bocca.

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Veniamo accolti in una casa del villaggio, dove una donna giraffa ci mostra l’arte della tessitura tradizionale di coloratissime sciarpe in lana e ci accompagna per la via principale del villaggio su cui si affacciano tanti “banchetti” in legno, su cui si trovano i manufatti che vogliono venderci. Almeno, per la gioia della mia indole di accaparratrice seriale di foto ricordo, le donne giraffa si prestano a farsi fotografare in cambio dell’acquisto di qualche prodotto…. Al termine del giro nel villaggio abbiamo collezionato una decina di sacchetti con bellissime sciarpine dai colori sgargianti, tessute a mano dalle donne giraffa, che ce le hanno vendute…. O almeno ho la speranza che le avessero fatte loro!

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Il nostro giro all’interno del Kayah Village si conclude con la traversata a ritroso del fiume… Ci sentiamo arricchiti dall’esperienza appena conclusa, ma anche un po’ spaesati: abbiamo conosciuto e contribuito con i nostri oboli al mantenimento di una tradizione culturale o allo sfruttamento di quelle tradizioni e di donne e bambine, in nome di interessi economici?

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.… Purtroppo non abbiamo risposta a questo interrogativo.

Author

Nella vita lavoro in un istituto di credito ma la mia vera passione è viaggiare. Soffro di mal d'Asia, amo la parte orientale del mondo e sono una visitatrice compulsiva di Chiese. Qui racconto le emozioni dei miei viaggi, quelle che mi fanno sorridere ogni giorno.

2 Comments

  1. Non so come interpretare il tutto. Sono in difficoltà e non sono certa che includerò la visita nel mio itinerario di agosto. Non capisco se mi accingo a vedere qualcosa di vero o qualcosa che ha un tornaconto economico. Già il passaggio: foto per acquisto mi destabilizza, perché io detesto le cose imposte.
    Non lo so Giorgia, il tuo post mi fa riflettere e mi mette in difficoltà sulla scelta. Se fossi certa della veridicità di tutto questo non esiterei…meglio ancora se riuscissi a convincermi che dieci anni sono sufficienti, per scegliere con coscienza il proprio destino.
    Rifletto fino all’arrivo a Chiang Mai…
    Intanto un bacione!
    Claudia B.

  2. In effetti è una domanda che mi pongo spesso anch’io e a cui non trovo risposta. Non sai mai dove la cultura di un luogo sconfini realmente nell’assurdo. Ciascuno di noi la pensa alla maniera del posto in cui vive, motivo per cui da un punto di vista piuttosto che da un altro, il giudizio delle cose cambia. In alcune situazioni, tipo quando la credenza a stregoni fa fare cose davvero inaccetabili, è facile avere ragione di credere che ci vogliano seri interventi per cambiare le cose. Quello delle donne giraffa non so ancora come inquadrarlo.

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